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Guida al DDT1 ottobre 20266 min

Conservazione dei DDT: Quanto Tempo e in Che Formato

Per quanto tempo vanno conservati i DDT, se si possono tenere solo in PDF o scansione e che differenza c'è fra archiviare un file e conservarlo a norma.

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In breve

I DDT si conservano per dieci anni, come le scritture contabili che giustificano. Si possono conservare in formato digitale, anche quelli nati su carta, ma una scansione salvata in una cartella non basta: la conservazione digitale a norma richiede un sistema che garantisca integrità e data certa, di solito tramite un conservatore accreditato. Finché la conservazione a norma non è attiva, l'originale cartaceo va tenuto.

Conservazione dei DDT: Quanto Tempo e in Che Formato

In quasi tutte le aziende che ricevono merce c'è uno scaffale di raccoglitori pieni di DDT. Nessuno li riapre, nessuno osa buttarli. La domanda è sempre la stessa: per quanto tempo vanno tenuti, e si può fare a meno della carta?

Quanto tempo

Dieci anni. Il DDT è un documento che giustifica registrazioni contabili — il carico di magazzino, la fattura differita che lo richiama, le note di credito per i resi — e segue lo stesso termine che l'articolo 2220 del codice civile prevede per le scritture contabili e la documentazione relativa.

Il termine vale per i DDT emessi e per quelli ricevuti. Per chi compra, il DDT ricevuto è la prova di cosa è stato consegnato: è il documento che serve se una fattura viene contestata anni dopo, o se in una verifica bisogna dimostrare che una merce è entrata in conto lavorazione e non come acquisto. Cosa contiene e perché conta è in DDT, documento di trasporto.

Carta o digitale

Si possono conservare in digitale. Il punto è come.

I DDT ricevuti in PDF sono già documenti digitali. Stamparli non aggiunge valore: l'originale è il file. Vanno conservati come file, non come carta.

I DDT ricevuti su carta si possono digitalizzare e conservare in forma digitale, ma la semplice scansione non basta a sostituire l'originale. Serve una conservazione digitale a norma: un sistema che garantisca nel tempo integrità, leggibilità, reperibilità e data certa del documento, secondo le regole sulla conservazione dei documenti informatici. Nella pratica, per una PMI significa affidarsi a un conservatore accreditato.

Finché la conservazione a norma non è attiva, la carta resta.

Archiviare non è conservare

È la distinzione che si perde più spesso. Una cartella condivisa piena di PDF ordinati per fornitore è un archivio: comodo, ricercabile, utile per lavorare. Non è una conservazione: niente garantisce che un file non sia stato sostituito, né quando è stato salvato.

Le due cose servono entrambe, a persone diverse. L'archivio serve a chi lavora oggi — trovare il DDT di marzo che la fattura cita. La conservazione serve fra otto anni, a chi deve dimostrare che quel DDT è proprio quello.

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  1. Digitalizzare all'ingresso. Il DDT si scansiona o si salva quando arriva, non a fine anno. Come farlo senza rallentare il magazzino è in come digitalizzare i DDT dei fornitori.
  2. Collegarlo ai dati. Un DDT archiviato serve se si ritrova partendo dalla fattura, dal fornitore o dall'articolo. Un PDF chiamato scan_0034.pdf non lo ritrova nessuno.
  3. Mandarlo in conservazione a norma. Con un conservatore accreditato, periodicamente.
  4. Solo allora, valutare la carta. Con il supporto di chi segue la contabilità.

Cosa fa BolleFlow, e cosa no

BolleFlow tiene una copia immutabile del documento così com'è arrivato, con un'impronta SHA-256 registrata al momento della ricezione: da quel punto ogni modifica del file è dimostrabile. La copia resta collegata ai dati estratti, quindi si ritrova partendo dalla fattura o dal fornitore.

Non è conservazione a norma, e non lo dichiara. Mancano il riferimento temporale opponibile a terzi e il responsabile della conservazione, che si ottengono solo tramite un conservatore accreditato. Quello che BolleFlow prepara è il pacchetto di documenti da consegnargli, con le impronte già calcolate. È una distinzione che conviene chiedere a qualunque software che "archivia i documenti".

In sintesi

  • I DDT, emessi e ricevuti, si conservano dieci anni.
  • Si può fare in digitale, ma serve una conservazione a norma: la scansione in una cartella non basta.
  • I DDT ricevuti in PDF sono già originali digitali: non vanno stampati.
  • Archiviare serve a lavorare; conservare serve a dimostrare.

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